Firenze, 23 febbraio 2013 - OVALE perfetto, zigomi alti e naso importante. Questo il volto di Pico della Mirandola, il grande umanista passato alla storia per la sua ineguagliabile memoria, morto poco più che trentenne, nel 1494, a distanza di pochi giorni dall’amico Poliziano, in circostanze misteriose. Il viso del genio del Rinascimento fiorentino è arrivato fino a noi nello stesso modo in cui sono stati svelati quelli di Dante, grazie al recupero del suo cranio e alla successiva ricostruzione fisionomica realizzata da Francesco Mallegni, ordinario di Antropologia all’Università di Pisa. Un’operazione eseguita servendosi di un calco in gesso ottenuto direttamente a Ravenna sull’originale, per non danneggiare il prezioso cranio durante i processi di ricostruzione fisiognomica. Il cranio di Pico, quello vero, arrivava invece da Firenze, dov’è stato ricollocato.

NEL LUGLIO del 2008 i resti mortali dei due letterati (lungo strada si è poi scoperto che la cassa di Pico conteneva anche quelli del poeta Girolamo Benivieni), vennero infatti prelevati dal “Chiostrino dei morti” di quello che era il cimitero della chiesa di San Marco, e trasportati a Ravenna nelle sale del dipartimento di Antropologia dell’Università di Bologna, dove partì un accurato studio, con l’obiettivo di svelare i misteri della morte di Pico e Poliziano. Dopo mesi di indagini condotte da studiosi delle Università di Pisa, Bologna e del Salento, che coinvolsero anche i carabinieri del Ris di Parma, poi impegnati sul fronte dell’individuazione del Dna di questi storici protagonisti, i risultati fornirono un primo identikit di Giovanni Pico, della nobile stirpe dei conti della Mirandola e di Concordia in Emilia, nato nel 1463, celebre per «eleganza, grazia e bellezza». Un uomo robusto, secondo la ricostruzione degli scienziati, alto quasi due metri, con una testa molto grande, che soffriva però di un’anchilosi dell’anca e aveva le dita dei piedi “a martello”.

L’ENNESIMA sorpresa che Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici e culturali di Mirandola che ha pilotato le ricerche su Pico e Poliziano - ma anche molti altri uomini illustri - non finiscono qui. Vinceti è ormai arcinoto anche per le sue recenti indagini sulla Gioconda di Leonardo, che lo hanno portato a dirigere l’operazione di riesumazione delle ossa di Lisa Gherardini, la modella che avrebbe posato per il capolavoro del Genio di Vinci, ritrovate al convento di Sant’Orsola, a Firenze.

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Letizia Cini